PER COSTRUIRE IL SINDACATO DI CLASSE ROSSO NOI I NOSTRI SOGNI - LA LOTTA DI CLASSE È LA VIA MAESTRA
mercoledì 9 luglio 2014
lunedì 23 giugno 2014
Bergamo, sindacalista denuncia: “Preso a sprangate per le proteste che porto avanti”
Bergamo, sindacalista denuncia: “Preso a sprangate per le proteste che porto avanti”
È l’alba dello scorso sabato, in un paesino vicino Bergamo. Marian Botta, magazziniere di origini rumene, entra in auto per andare al lavoro, insieme a sua moglie. Entrambi sono impiegati nel magazzino Kuehne Nagel di Brignano Gera d’Adda, e Marian, in particolare, è un delegato del sindacato Slai Cobas, cui è iscritta la gran parte dei 230 operai del sito logistico. Poco prima di partire, la coppia vede avvicinarsi tre uomini – di cui due a volto coperto – che spaccano il vetro dal lato del conducente. Afferrano Marian, lo trascinano fuori dall’abitacolo e lo picchiano selvaggiamente. Le urla della moglie richiamano l’attenzione dei vicini che mettono in fuga i tre uomini. Il sindacalista resta a terra con la gamba gonfia e il corpo pieno dicontusioni ed escoriazioni. Questa la ricostruzione che Botta ha rilasciato ailfattoquotidiano.it, spiegando che “si tratta dell’ennesimo pestaggio a danno di un sindacalista del settore logistico, che negli ultimi anni è stato scosso da picchetti, scioperi e vertenze molto aspre, soprattutto in Lombardia ed Emilia Romagna. Lo scopo – sottolinea – è impedirmi di tornare al lavoro”. Anche due anni fa Marian è stato minacciato sotto casa con un’arma da fuoco. “Sono convinto che si tratti di unavvertimento legato alla mia attività sindacale” sostiene Marian che aggiunge: “Prima che arrivasse il sindacato avevamo delle buste paga del tutto irregolari, senza ferie, malattia o Tfr. A volte si lavorava quattro ore, altre volte 17 ore, in base ai carichi di merce. Ci trattavano come degli schiavi. In passato mi è stato persino offerto del denaro, per smettere di fare il sindacalista. Ovviamente, ho sempre rifiutato”, conclude Botta di Maria Elena Scandagliato
mercoledì 21 maggio 2014
Il piano casa del governo un puntello a sostegno di banche e finanza
Il piano casa del governo un puntello a sostegno di banche e finanza
e un atto di barbarie contro morosi e occupanti Sgomberata "manu militari" Respingere gli sgomberi. Promuovere l'organizzazione di inquilini e occupanti. Dotarsi degli strumenti di autodifesa.
L’aula della Camera ha approvato con 277 sì e 92 no il decreto legge recante misure urgenti
(Le misure
Ecco le misure contenute nel decreto: Lotta agli abusivi, stop allacci gas, luce, acqua e telefono - In assenza dei dati identificativi del richiedente e del titolo che attesti la proprietà, il regolare possesso o la regolare detenzione dell’unità immobiliare, gli atti aventi ad oggetto l’allacciamento dei servizi di energia elettrica, di gas, di servizi idrici e della telefonia fissa, nelle forme della stipulazione, della volturazione, del rinnovo, sono nulli. Si tratta di una norma che colpisce chi «occupa» le case. Inoltre, chi occupa abusivamente alloggi di edilizia residenziale pubblica non può partecipare alle procedure di assegnazione di alloggi della medesima natura per i successivi cinque anni.
Più cresce, per gli inquilini impoveriti e senza tetto, il bisogno di alloggio, più si potenzia la politica statale dei partiti governo comuni e regioni a tutela della proprietà contro morosi e occupanti. Il 28 marzo il governo ha sfornato un decreto-legge, il n. 47/2014, che è l'ultimo strumento (in ordine di tempo) di puntellamento della rendita immobiliare-finanziaria e di attacco feroce contro morosi e occupanti.
Per quanto riguarda il primo aspetto, ossia la proprietà pubblica e privata, esso prevede: a) un fondo a sostegno del pagamento dei canoni, elargito al proprietario,nel caso di"morosi incolpevoli", previa verifica burocratica della "incolpevolezza"; b) la costituzione di agenzie (istituti o fondi), tramite Comuni e Regioni, per realizzare convenzioni con cooperative edilizie con l'incarico di dare in locazione alloggi a canone concordato, nel tentativo di sostenere un mercato sempre più asfittico e allontanare lo scoppio della bolla immobiliare; c) l'istituzione di un apposito fondo per la concessione di contributi in conto interessi sul finanziamento per l'acquisto di alloggi degli IACP; col doppio risultato della svendita del patrimonio pubblico e del sostegno alle banche (che di mutui non ne stanno facendo più) attraverso la garanzia della Cassa depositi e prestiti; d) finanziamento delle ristrutturazioni degli immobili IACP; e) riduzione al 10% dell'aliquota della cedolare secca per i contratti a canone concordato.
Per quanto riguarda, invece, senza tetto e occupanti il decreto stabilisce: 1)gli occupanti abusivi perdono qualsiasi diritto di residenza; diventano extracittadini; 2)perdono qualsiasi possibilità di allacciamento ai servizi pubblici, con taglio di energia elettrica e gas; 3)vengono estromessi dalla graduatoria per l'assegnazione di alloggi popolari; e privati della sanità e istruzione pubbliche.
In breve acquisiscono per legge lo stato di reietti e perseguitati e trattati come cani randagi.
Questo provvedimento va denunciato e combattuto prima di tutto per il suo carattere ingannevole e mistificatorio in quanto cavalca l'«emergenza abitativa», non per fermare sfratti e sgomberi e requisire alloggi per disoccupati cassintegrati famiglie impoverite e senza tetto, bensì al contrario per sostenere, sulle tribolazioni di questi proletari, la rendita immobiliare-finanziaria. Esso va denunciato e combattuto in secondo luogo per il suo feroce carattere espulsivo che estende agli occupanti abusivi e morosi le logiche sicuritarie razziste e di guerra tra poveri italiani e immigrati.
Va denunciato e combattuto in terzo luogo in quanto non si limita a colpire le singole famiglie o gli occupanti isolati ma mira a eliminare i gruppi più vasti, le collettività di famiglie e di soggetti che hanno costruito rapporti di socialità o che hanno creato un minimo di organizzazione, ponendo la questione abitativa come un problema dell'esistenza di operai disoccupati precari e pensionati.
Gli sgomberi sono da tempo operazioni militari, operazioni ad alta intensità di guerra statale. Ed occorre pertanto un alto livello di organizzazione, di attrezzatura, di collegamenti, di combattività.
Sintetizziamo a conclusione gli elementi di partenza e di impostazione dell'azione. Le città sono piene di case sfitte e/o vuote. Spezzare il monopolio della proprietà pubblica e privata. Il diritto all'alloggio dipende da chi ne ha bisogno. Esigere da Comuni ed Enti pubblici incaricati l'assegnazione immediata di case popolari; la sospensione degli affitti per disoccupati, cassintegrati, poveri; la riduzione dei canoni. Inserire la lotta per l'alloggio nella battaglia generale di operai disoccupati precari e pensionati per l'esproprio di palazzinari immobiliari pubblici (ATC-ALER-ATER ECC.) E proprietà privata.
lunedì 5 maggio 2014
sabato 3 maggio 2014
Una Giusta Resistenza - No Tav Tour
Pubblicato in data 11/apr/2014
Colpevoli di resistere - No Tav Tour
Video intervista ad alcuni avvocati sulle recenti accuse di terrorismo contro il movimento NO TAV
manifestazione del 10 Maggio, pubblicatelo sui siti e diffondetelo sui
social networks. Colpevoli di resistere: http://youtu.be/Qtnh_wcXtq8
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venerdì 31 gennaio 2014
LA POVERTA ESTREMA UCCIDE RIBBELLIAMOCI
SEDE PROV. VIA CASSANO N.22 BUSTO ARSIZIO ZONA QUARTIERE SANT.ANNA. E-MAIL- sicobasvaresebusto@libero.it-TEL. 339/6242893
LA POVERTA ESTREMA UCCIDE RIBBELLIAMOCI
LA LOTTA SARA PER LA CONQUISTA DI UNA CASA DI EMERGENZA ABITATIVA E CASA POPOLARE PER LA CONQUISTA DEL RECUPERO DI FONTE DI SALARIO NELL’ATTESA ADDIVENIRE DI UN SALARIO GARANTITO. URGE URGENTEMENTE CHE IL LORO COSTO SIA ACCARICO DI REGIONI PROVINCE E COMUNI.
Il disoccupato di lunga durata vive in povertà assoluta.
La povertà assoluta impedisce la disponibilità dei livelli minimi di sostentamento riguardo ai beni essenziali: acqua, cibo, indumenti, abitazione ecc. In Italia nel 2009, 1.162.000 famiglie sono in condizione di povertà assoluta, per un totale di 3.074.000 persone. Anche secondo l’Istat crescono i poveri in Italia: sono il 15,8% della popolazione, nel 2012 gli individui in povertà relativa erano 9 milioni e 563.000. Di fronte a questo scenario l’unica prospettiva per i proletari è la lotta di classe, la lotta il più possibile generalizzata contro la precarietà diffusa . Dal 2006 al 2013 è aumentata la povertà sanitaria in media del 97%. Di conseguenza a questo è cresciuto il fenomeno del banco farmaceutico: solo nel 2013 sono state raccolte più di 300.000 confezioni di farmaci in quasi 3.500 farmacie. Nello stesso tempo secondo il settimanale Vita ci sono oltre 1.000.000 gli appartamenti lasciati sfitti da privati e enti pubblici. A Roma le case vuote sono 300.000 e potrebbero ospitare oltre 1.000.0000 di persone. A Milano gli appartamenti lasciati sfitti sono 80.000 che potrebbero ospitare 3000.000 persone. La risposta a questo estremo disagio diffuso, da parte delle istituzioni (Governo, Regioni, Provincia, Comune) è quella dell’elemosina. Come S.I.COBAS noi diciamo no al pietismo e rivendichiamo per tutti i disoccupati e i precari un salario garantito. Bisogna lottare perché sanità e farmaci siano gratuiti, e perché il loro costo sia spalmato a carico di Regione, Provincia e Comune. Se ci espropriano di lavoro, salario, casa, sanità, viveri di prima necessità, Noi dobbiamo riprenderci quello che ci tolgono come fanno i disoccupati e i precari che nelle varie città italiane occupano gli appartamenti o non pagano gli affitti capestro, che prelevano dai supermercati ciò do cui necessitano.
PER CONQUISTARE IL DIRITTO ALLA CASA E BLOCCARE GLI SFRATTI, PER RECUPERARE FONTE DI SALARIO, PERCHE’ LA SALUTE NON SIA UNA MERCE, DOBBIAMO PREPARARCI IN TUTTI I QUARTIERI E NEI LUOGHI DI LAVORO ORGANIZZANDOCI NEL S.I. COBAS
venerdì 13 dicembre 2013
Saverio Saltarelli (1947 – 1970)
È stato ucciso dalla polizia a 23 anni, nel tardo pomeriggio del 12 dicembre 1970
Saverio Saltarelli
12 Dicembre 1970
2 dicembre 1969 - 12 dicembre 1970: due date da non dimenticare
Saverio Saltarelli nacque il 25 maggio 1947 a Pescasseroli (L'Aquila) da una famiglia di pastori. Trasferitosi a Milano, frequentò il liceo e poi l'università, alternando studio e lavoro. Al paese aveva organizzato delle lotte contro la devastazione del Parco Nazionale degli Abruzzi ad opera della speculazione edilizia e per alleviare la grave condizione dei lavoratori stagionali e degli edili. Nell'estate del 1969, mentre lavorava come falegname in un cantiere di Pescasseroli, organizzò un gruppo di studenti-lavoratori per denunciare il supersfruttamento degli stagionali costretti a lavorare fino a 14 ore al giorno e senza contributi. Appena articolò la prima protesta venne licenziato. Ma egli non smise di lottare e denunciò con un volantino la politica del sindaco che favoriva la speculazione edilizia ed il saccheggio del Parco.
Alla fine di novembre Saverio si avvicina al Partito comunista internazionalista (Rivoluzione Comunista), cominciando ad appoggiare i compagni che operano nell'ambiente studentesco mediante il Comitato di Agitazione Rivoluzionaria (Csar). Il 23 dicembre egli è in piazza col partito per manifestare contro il terrorismo borghese. Il 21 gennaio col gruppo di autodifesa reagisce alle cariche della polizia che blocca il corteo alla partenza e, impegnandola con azioni diversive, permette che il corteo si effettui muovendosi in un'altra direzione. In questa come in altre occasioni egli rivela una notevole capacità di azione nonché i tratti più caratteristici della sua personalità: la fermezza e l'abnegazione.
È stato ucciso dalla polizia a 23 anni, nel tardo pomeriggio del 12 dicembre 1970 nei pressi della Statale di Milano, durante la manifestazione indetta dagli anarchici per la liberazione di Valpreda-Borghese-Gargamelli appoggiata da Rivoluzione Comunista, con una bomba lacrimogena sparata da pochi metri di distanza che gli ha spaccato il cuore.
* * *
(Dall’Agitatore comunista n.11 – Dicembre 1970)
Profilo politico di Saverio Saltarelli
Il compagno Saverio è una creatura tipica del più recente periodo storico. Vissuto in mezzo alle ristrettezze egli, è, fin da giovanetto, un comunista istintivo: uno che prende a cuore la sorte dei lavoratori e odia lo sfruttamento. Il suo sviluppo politico è particolarmente intenso nell’ultimo triennio. In questo lasso di tempo egli raggiunge la sua piena maturità politica. Nella sua breve esistenza egli riflette il travaglio di un’intera generazione: quella che, entrata sulla scena [politico-sociale] nel 1968, si trova ora o impegnata nella lotta o alla ricerca della via per la rivoluzione.
Lasciato il padre che seguiva da bambino sulle montagne abruzzesi per pascolare il gregge non ancora quindicenne Saverio è introdotto in un seminario; ove, non potendo pagare la retta, si disobbliga facendo il legatore e l’elettricista. Pieno di spirito critico egli ingaggia qui le sue prime discussioni sulle condizioni sociali. Discutendo sulle differenze sociali egli prende la difesa dei poveri contro i ricchi e, nel far ciò, si appella all’esempio di Gesù Cristo.
Passato a Milano con alcune delle sorelle si iscrive al ginnasio Berchet. Questo passo ha una grande importanza nello sviluppo della sua personalità politica. A contatto con l’ambiente evoluto del Berchet egli deve fare i conti dapprima con le proprie convinzioni religiose, in secondo luogo con l’ostilità sociale degli elementi borghesi del Berchet. Questa seconda prova è la più ardua anche perché Saverio, tra le altre difficoltà, deve vincere quella di esprimersi in lingua italiana. Ma è su questo terreno che egli dimostra le sue qualità di fondo. A differenza di alcuni suoi compagni di scuola che si vergognano delle sue umili origini Saverio se ne dimostra fiero e rintuzza in modo risoluto i tentativi di sopruso messi in atto dagli elementi razzisti. Così un giorno fa a pugni col figlio di un chirurgo che voleva prenderlo in giro per essere figlio di un pastore.
Acceso sostenitore dell’uguaglianza sociale Saverio rimane durante i primi anni di frequenza al Berchet un comunista sentimentale. Egli crede sia possibile una conciliazione su basi umane. Ma questo comunismo ingenuo viene scosso ben presto dall’ondata impetuosa delle agitazioni operaie e studentesche, con cui si inaugura il 1968. Il Berchet è al centro delle agitazioni studentesche. Qui gli studenti liceali cacciano un professore giudicato da loro incapace di insegnare. A febbraio, mentre gli universitari torinesi occupano Palazzo Campana, i liceali occupano il Berchet (il primo liceo del paese ad essere occupato). Durante le prime ore di occupazione, avviene uno scontro tra studenti e i carabinieri intervenuti per bloccare l’entrata a un migliaio di studenti dell’Einstein. Saverio è a fianco degli occupanti e protesta contro l’intervento dei carabinieri.
La vita al Berchet in questo periodo è infuocata. Le assemblee si susseguono in modo tempestoso, mentre tra i gruppi studenteschi di tendenza opposta cominciano a verificarsi i primi urti violenti. Tutto ciò accelera, straordinariamente, la sua maturazione politica. Saverio evolve dal comunismo ingenuo al comunismo proletario. Egli si rende conto che le masse sfruttate non possono eliminare gli sfruttatori senza una lotta radicale. Tuttavia egli non ha ancora chiari né il ruolo necessario dell’organizzazione d’avanguardia né i rapporti tra partito e classe; perciò egli non entra a far parte di nessuno dei raggruppamenti di estrema sinistra.
Nell’autunno del 1968 fa il suo ingresso nell’università statale. Il contatto con nuovi elementi di sinistra e la più vasta vita intellettuale della Statale allargano il suo quadro politico. Egli prende parte attiva alle agitazioni, partecipa ai seminari, ma non accetta le posizioni del Movimento Studentesco (MS): lo giudica confusionario e pieno di “figli di papà” (benestanti). In questo momento alla Statale primeggiano i gruppi filo-cinesi. Saverio dibatte ogni questione con molto interesse. Legge Mao e polemizza coi filo-cinesi che ostentavano di possedere la vera ideologia rivoluzionaria e di essere la vera guida delle masse. Contrario ad ogni dottrinarismo osteggia la boria intellettuale sostenendo che l’organizzazione ci vuole ma che questa non deve distaccarsi dalle masse bensì immedesimarsi con esse.
Le disagiate condizioni economiche non gli permettono uno studio a tempo pieno. Deve pensare anche a lavorare per vivere. Così giovedì e sabato fa il fattorino ai supermercati; per un certo tempo lavora alla Rizzoli al turno di notte intruppato in una carovana di facchinaggio; qualche volta va a scaricare sacchi di patate ai mercati generali. Pieno di entusiasmo e di vitalità egli si sforza di conciliare l’impegno politico con lo studio universitario e il lavoro. Naturalmente tutto questo non avviene che a prezzo di duri sacrifici e in condizioni di particolare asprezza. Una notte, alla Rizzoli un suo compagno di lavoro scrive una frase anti-padronale abbastanza colorita. La direzione licenzia per rappresaglia tutti gli avventizi. Saverio, pur criticando nella forma l’autore della scritta, ne condivide la sorte senza rammarico.
Il trasferimento a Milano non lo staccò mai completamente dal paese di nascita al quale ritornava spesso. Due problemi gli stavano particolarmente a cuore e lo tormentavano fin dalla prima giovinezza: la grave condizione della manodopera locale e la distruzione del parco nazionale degli Abruzzi ad opera della speculazione edilizia. Nell’estate del 1969 mentre lavora come falegname in un cantiere organizza un gruppo di studenti lavoratori col proposito di denunciare il supersfruttamento dei lavoratori stagionali costretti a lavorare tutto il giorno senza assicurazioni sociali. La denuncia è appena articolata che egli viene licenziato sui due piedi. Qualche giorno dopo anche il fratello subisce la stessa [sorte]. Saverio non disarma. Sa che la lotta politica va fatta, prima di tutto, nel proprio ambiente. Così, appreso che il sindaco favorisce la speculazione edilizia, non esita a denunciare il fatto con un volantino. Per questa azione egli viene minacciato, pesantemente, dal[lo stesso] sindaco.
Al suo rientro a Milano iniziano le lotte operaie per il rinnovo dei contratti. Nell’ambiente studentesco non si fa che parlare di ciò: dell’atteggiamento verso i sindacati, degli obiettivi e dei metodi di lotta, della forma di partecipazione. Saverio comprende che per ogni raggruppamento, che si qualifica rivoluzionario, diventa decisiva la propria posizione concreta rispetto a queste lotte. Perciò discute approfonditamente nella cerchia ristretta dei suoi amici tale questione. Passa al vaglio l’atteggiamento dei vari gruppi: formula le proprie critiche; partecipa alle manifestazioni di piazza. L’esperienza accumulata gli consente di distinguere le differenze politiche esistenti tra i diversi raggruppamenti. In tal modo egli è in grado di rompere quella sua naturale diffidenza, che lo portava a ripensare più volte una questione prima di decidersi e di compiere una scelta. Alla fine di novembre, nel pieno sviluppo delle lotte operaie, Saverio si avvicina alla nostra organizzazione [P.C.Int., Rivoluzione Comunista]., cominciando ad appoggiare i compagni che operano nell’ambiente studentesco mediante il Comitato Studentesco di Agitazione Rivoluzionaria (Csar). Il 23 dicembre [1969] egli è al nostro fianco per manifestare contro il terrorismo borghese.
Con l’inizio dell’anno il suo appoggio diventa stabile. Non manca a nessuna importante azione pubblica di partito. E’ attivo e coraggioso. Il 21 gennaio [1970] col “gruppo di autodifesa” reagisce alle cariche della polizia che blocca il corteo alla partenza e, impegnandosi con azioni diversiva, permette che il corteo si effettui muovendosi in un’altra direzione. In questa come in altre circostanze egli rivela una capacità notevole di adattamento da una situazione all’altra. Ma già fin dai primi contatti con la nostra organizzazione egli rivela i tratti più caratteristici della sua personalità: la fermezza e l’abnegazione. Per lui si può dire, veramente, , che la lotta politica era una cosa seria, un impegno passionale, che egli sentiva fino in fondo.
Fino alla primavera i rapporti tra Saverio e il nostro raggruppamento si basano essenzialmente sull’attività pratica. Egli appoggia il Csar nella sua attività di agitazione. E’ dopo il 1° maggio che la sua partecipazione all’attività complessiva di partito diviene completa, continua e sistematica. Entrato a far parte del Csar egli partecipa stabilmente al suo lavoro, sia pratico sia teorico. Qui egli mette in luce, accanto alle sue doti pratiche, il suo talento intellettuale. Perspicace e intelligente, egli impara in pochi mesi ciò che richiede anni interi. La sua preparazione teorica migliora così a vista d’occhio, stimolando le discussioni tra compagni e i dibattiti nelle riunioni. Ma il suo miglior talento è lo spirito critico. Trasportando nel Csar il suo spirito critico egli ne anima le riunioni, ne ravviva le analisi, fornendo a tutto il partito un contributo inestimabile. Nel Csar è rimasto fino all’attimo della sua uccisione, cioè fino a quel momento in cui una bomba lacrimogena sparata da pochi metri di distanza colpendolo in pieno petto non gli ha spaccato il cuore.
Per la sua schiettezza, semplicità, era simpatico a migliaia di studenti; mentre pochi sono gli operai che nelle grandi concentrazioni industriali del Nord non ricordino il suo viso. La sua militanza è una fonte di azioni esemplari. Molti giovani della sua età vi troveranno numerosi esempi preziosi da seguire. Egli ha potuto dare solo questo contributo, ma crediamo che ciò sia sufficiente a farlo entrare nella storia del movimento operaio e comunista.
(L’Agitatore Comunista, organo dei gruppi studenteschi internazionalisti,
La Rivoluzione Comunista)
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Edizione a cura di
RIVOLUZIONE COMUNISTA
SEDE CENTRALE: P.za Morselli 3 - 20154 Milano
e-mail: rivoluzionec@libero.it
http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/
sabato 25 maggio 2013
Processo cooperative: 100 Cobas e attivisti dei centri sociali presidiano il tribunale
Scioperi-Bennet, niente presidio in attesa del dibattimento
SARONNO – Trattandosi di un’udienza puramente tecnica i sindacalisti
e i lavoratori imputati nel processo per gli scioperi del luglio 2008 alla centro logistico
Bennet di Origgio hanno deciso di annullare il presidio che avevano intenzione di organizzare
davanti alla sede del tribunale saronnese in via Varese.
“Concentreremo le nostre forze sulla prossima udienza – ha spiegato Vincenzo Ascione – i lavoratori e le delegazioni sindacali sono pronti a far sentire la propria presenza e vicinanza agli imputati sia per far passare il concetto che la lotta non si persegue e sia perchè siamo convinti che questo processo esuli quanto successo ad Origgio e sia soprattutto politico”.
Ultimata la parte iniziale il giudice Piera Bossi ha fissato il calendario delle prossime udienze a partire dal 7 ottobre quando
il processo entrerà nel vivo con l’apertura del dibattimento.
24052013
Processo cooperative: 100 Cobas e attivisti dei centri sociali presidiano il tribunale
LINK VIDEOhttp://ilsaronno.it/?p=6021
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ZvwSI86OCd8
Cobas e lavoratori quest’oggi imputati; alta tensione in tribunale a Saronno
SARONNO – Tribunale “sotto assedio” questo pomeriggio per l’avvio
del processo a venti fra sindacalisti e lavoratori di cooperative, nonchè esponenti
di centri sociali milanesi: erano stati denunciati dalla Digos di Varese per quanto accaduto
nel 2008 davanti ai cancelli del deposito Bennet di Origgio.
Il giudice monocratico, Piera Bossi, ha fissato una udienza “fuori orario”;
si inizia infatti alle 15, annunciati presidi di solidarietà agli imputati sia da parte del sindacato autonomo
che da parte dei militanti del centri sociali.
A vario titolo gli imputati devono rispondere di reati che vanno dal “presidio non autorizzato”,
alle minacce, dalle lesioni al furto.
Nel 2008 si erano succedute le manifestazioni, legate a rivendicazioni salariali, da parte dei soci di cooperativa
che operavano all’interno dei magazzini Bennet, sostenuti dal sindacato Si Cobas ed anche
da attivisti dei centri sociali.
In alcune occasioni, davanti alla Bennet in via per Lainate, c’erano stati momenti di tensioni, con il blocco dei
camion in entrata ed uscita.
Era il novembre 2011 quando la Digos di Varese, al termine delle indagini sull’accaduto, aveva deferito all’autorità giudiziaria
le persone che era si ritrovano a processo.
La prima udienza, lunedì scorso, si è conclusa in pochi istanti, causa l’assenza di uno degli avvocati e dunque un obbligato rinvio.
Stavolta si dovrebbe entrare nel merito della vicenda, anche se difficilmente si arriverà già alla sentenza.
28/01/13
Processo cooperative: 100 Cobas e attivisti dei centri sociali presidiano il tribunale
SARONNO – Per due ore, un centinaio tra attivisti Si Cobas, lavoratori e simpatizzanti del centri sociali sono rimasti
in piedi davanti al tribunale di via Varese. Sono rimasti fuori al freddo con bandiere, striscioni, volantini e tanta dignità
per far sentire la propria solidarietà ai 26 dipendenti di cooperative finiti alla sbarra per le manifestazioni sindacali avvenute nel 2008
davanti al magazzino Bennet di Origgio. Diverse le accuse mosse agli imputati che vanno dal “presidio non autorizzato”,
alle minacce, dalle lesioni al furto.
“L’obiettivo di questo processo – si legge nel volantino distribuito nel corso del presidio – è isolare e criminalizzare
le lotte di questi lavoratori che non si sono piegati davanti alle cariche e alla concentrazione confederale.
Si vuole anche spezzare la catena di solidarietà che diverse strutture politiche e sociali hanno provato a costruire
intorno ai numerosi conflitti” E concludono:”La nostra risposta alla repressione è quella di continuare con le
mobilitazioni, investendo ancor più coerentemente in questo progetto di lotte che si allarga sciopero dove sciopero.
Tra i diversi striscioni esposti davanti al tribunale, approfittando dei cartelloni elettorali appena posizionati, non è mancato
un riferimento al caso dell‘Industriale Chimica, l’azienda della multinazionale Chemo di via Grieg dove,
a causa di un contenzione con Bayern per l’uso di un brevetto, sono stati annunciati 50 esuberi e la volontà di non
rinnovare 13 contratti a termine. Tra i partecipanti al presidio anche una nutrita rappresentanza del centro sociale Telos.
Mentre all’esterno si distribuivano volantini e si esprimeva solidarietà nel tribunale davanti al giudice Piera Bossi si è
tenuta la prima udienza con la costituzioni delle parti civili, tra cui il supermercato Bennet, e la gestione di alcuni problemi
specifici come una notifica mancante e il caso di un’imputata che forse non può essere processata perchè con problemi
psichici. E’ stata fissata la prossima udienza per venerdì 29 marzo alle 15.
Il rompete le righe è arrivato poco dopo le 16 quando i manifestanti si sono dispersi senza nessun problema di ordine pubblico.
I carabinieri hanno presidiato il tribunale per l’intera giornata ma non si sono verificati disordini.
© 2013, ↑ ilSaronno
giovedì 5 luglio 2012
LA LOTTA CONTRO GLI SFRATTI CONTINUA A VERBANIA
Vb una famiglia rischia di perdere la casa
Creato Martedì, 03 Luglio 2012 14:55
Scritto da Maria Elisa Gualandris
BLOCCATO LO SFRATTO
VOGLIAMO CASE POPOLARI
E’ arrivato il giorno dello sfratto per la famiglia di El Mustafà Essabri, residente a Verbania in via Franzosini.
Da tempo con il sostegno del S.i. Cobas della Provincia di Varese chiedeva al Comune un aiuto per non
perdere la casa: da settembre infatti non poteva pagare l’affitto perché aveva perso il lavoro.
Questa mattina il sindacato ha organizzato un presidio davanti alla casa in attesa dell’ufficiale giudiziario.
Che però ha portato una buona notizia: i padroni di casa hanno concesso una proroga di 15 giorni.
“Torniamo a chiedere all’amministrazione comunale l’assegnazione urgente di un alloggio in
deroga alla graduatoria, in base al decreto per l’emergenza abitativa.
O almeno un contributo di mille euro per sanare parte del debito e avere un’ulteriore proroga”.
DIGNITÀ PANE CASA LAVORO O SALARIO GARANTITO
Lunedì 25 Giugno 2012 DALLE ORE 20.00 alle ore 22 si terrà Il Presidio presso la Casa Comunale
di Piazzale Flaim Verbania durante lo svolgimento del Consiglio Comunale. E IL VENERDI’
29 GIUGNO 2012 Presidio davanti il Comune di Verbania Palazzo Civico - Piazza Garibaldi,
15 DALLE ORE 10 alle ore 14 con volantinaggio al mercato.
INVITIAMO TUTTI GLI ISCRITTI NELLA GRADUATORIA DEL BANDO DI CONCORSO
DEL 14 FEBBRAIO 2011 CHE SONO IN ATTESA DI UNA CASA POPOLARE CHE E’ DIVENTATO
UN MIRAGGIO E I POLITICI FANNO ORECCHIE DA MERCANTE, A PARTECIPARE A
QUESTE DATE PER FAR SENTIRE LA NOSTRA RABBIA, PER CONOSCERCI E NON
RIMANERE ISOLATI.
L’assessore Balzarini come il Sindaco e la dirigente Aurora Martini gestiscono il potere amministrativo
a colpi di bacchettate senza capire di cosa si tratta, cercando di intimidire con frasi e dichiarazioni
DENIGRANTI il lavoratore disoccupato sfrattato per morosità incolpevole e con la sua famiglia in
estrema povertà che non vogliono un privilegio o favoritismi per scavalcare altri sfrattati. Stiamo
chiedendo una graduatoria e il regolamento comunale per l’emergenza abitativa (che non ha niente
a che vedere con la graduatoria ordinaria generale per l’assegnazione case popolari). Siete voi signori
del potere che alzate il gomito assegnando emergenza abitativa secondo il vostro criterio e non secondo
le leggi e regolamenti. Dov’è la delibera del Consiglio Comunale che stabilisce un regolamento comunale
e la Commissione per l'Emergenza Abitativa (C.E.A.) ecc.
Precisiamo, assessore Balzarini noi non stiamo strillando. Rivendichiamo un diritto, certo lei come fa a
capire non essendo disoccupata e sfrattata, non sosterrà certo la sua famiglia con un
Indennità mensile lorda: € 658,86 sarebbe lei stessa in mezzo alla strada e in povertà.
SIETE VOI SIGNORI DEL POTERE A CREARE LA GUERRA TRA POVERI
CHIEDIAMO CASE POPOLARI E MANUTENZIONARE QUELLE SFITTE
E BLOCCO DEGLI SFRATTI INCOLPEVOLI
LA CASA È UN DIRITTO NON UN BENE DI LUSSO
Verbania lunedì 18 Giugno- 2012- f.i.p
LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE
Emergenza abitativa presidio a Verbania Giovedì, 17 Maggio 2012
Presidio sotto il municipio di Verbania stamattina promosso da S.I. Cobas per l’emergenza abitativa: un caso di sfratto
per un cittadino extracomunitario è stata l’occasione per accendere i riflettori su un problema che, hanno sottolineato
i manifestanti, interessa decine di famiglie e di persone, straniere ed italiane. Gli stessi hanno evidenziato la
mancanza di alloggi destinati all’emergenza abitativa, a famiglie e persone che hanno perso il posto di lavoro e quindi
non sono in grado di corrispondere un affitto. <Al momento non abbiamo appartamenti liberi, la lista d’attesa conta
quasi 200 persone, nessuna discriminazione ma la legge è uguale per tutti>. Così risponde il
Sindaco Marco Zacchera al presidio promosso da SI Cobas, aggiungendo che lo sfratto che ha fatto scoppiare
il caso interessa una persona giunta in città in una situazione drammatica, alla quale
per tre anni è stato dato un alloggio senza pagare l’affitto . <Ma lui ne ha abusato,
ha portato in Italia altre persone dal Marocco, alle quali è stata fornita tra l’altro puntuale assistenza sanitaria>
ha sottolineato il primo cittadino aggiungendo di averlo ricevuto per ben tre volte, per spiegargli la mancanza di appartamenti
liberi e la necessità di essere duttili in una situazione di diffusa difficoltà.
IL SINDACO Zacchera Marco è ALTERATO e si lascia andare in dichiarazioni FALSE.
Il Lavoratore ESSABRI EL MOSTAFA nell’abitazione di EMERGENZA ABITATIVA del 2005 -2007 è
stato sfrattato non per MOROSITÀ ma per finita locazione. Il SINDACO non è contento e c è da capire
del suo stato d’animo ALTERATO e quindi disturbato dalla LEGGE per il RICONGIUGIMENTO.
E non soddisfatto della sua esibizione ci ha fornito l’assistenza SANITARIA? (è troppo ALTERATO
perdendo di vista la RAGIONE). Si rammenta al Sindaco che il Lavoratore IMMIGRATO lavorando
versa i CONTRIBUTI dalla BUSTA PAGA al Sistema Sanitario e TASSE.
Marco Zacchera Sindaco di Verbania. La carriera politica
Nel 1975 è stato eletto consigliere comunale di Verbania, venendo sempre riconfermato nelle successive elezioni.
Nel 1984 è eletto consigliere provinciale della provincia di Novara per il Movimento Sociale Italiano.
Nel 1990 è eletto consigliere regionale del Piemonte. Nel 1994 è eletto alla Camera dei deputati.
Nel 1995 è eletto consigliere provinciale della provincia del Verbano Cusio Ossola.
Si candida a Sindaco di Cuneo per Alleanza Nazionale ottenendo il 5.4% Nel 1996 è rieletto alla Camera dei
deputati per Alleanza Nazionale. È membro della Commissione Affari Esteri e Comunitari.Membro del consiglio
direttivo di AN alla Camera Nel 2001 è confermato alla Camera dei deputati. Nello stesso anno è stato eletto
presidente della delegazione italiana alla UEO di Parigi ed componente del Consiglio d'Europa a Strasburgo.
Nel 2006 è confermato alla Camera dei deputati. È membro della IV Commissione (Difesa), della Delegazione
Parlamentare presso l'Assemblea del Consiglio d'Europa e della Delegazione Parlamentare presso l'assemblea
dell'Unione dell'Europa. Nel 2008 viene rieletto per il Popolo della Libertà. È membro della III Commissione
(Affari esteri e comunitari). L'8 giugno 2009 viene eletto sindaco di Verbania con il 54.3% dei voti in rappresentanza
di una coalizione di centrodestra.
In consiglio comunale, è sostenuto da una maggioranza costituita da
Popolo della Libertà Lega Nord Lista Civica per Verbania UDC Lista Pensionati
Il mandato amministrativo scade nel 2014.
Verbania – 24/5/2012
SEDE PROV. VIA CASSANO N.22 BUSTO ARSIZIO ZONA QUARTIERE SANT. Anna.
E-MAIL- sicobasvaresebusto@libero.it-TEL. 339/6242893
Vb emergenza abitativa presidio davanti al municipio
Creato Giovedì, 24 Maggio 2012 18:10 Scritto da Cristina Pettenuzzo
Nuovo presidio di S.I. Cobas per l’emergenza abitativa sotto i portici del municipio di Verbania. Viene contestato
un caso di sfratto che ha colpito un cittadino extracomunitario che dal prossimo 3 Luglio si troverà senza casa.
Al sindacato non sono piaciute le parole del sindaco Marco Zacchera il quale avrebbe detto che il cittadino
non avrebbe pagato l’affitto per tre anni, lo stesso sostiene che ciò non corrisponderebbe a verità. Intanto
l’extracomunitario e il sindacato lamentano che il comune ha assegnato un alloggio ad una famiglia, la domanda
che si pongono è se si sia rispettata una graduatoria.
Verbania lunedì 18 Giugno- 2012- f.i.p
mercoledì 13 giugno 2012
Basiano, protestano i lavoratori licenziati
Vigliacca e brutale repressione poliziesca contro i lavoratori in lotta.
Vigliacca e brutale repressione poliziesca contro i lavoratori in lotta.
Solidarietà proletaria a chi lotta.
Non solo licenziati, ma anche bastonati e (alcuni) arrestati. Questo è quello che è
successo a novanta lavoratori egiziani e pakistani in presidio davanti ai cancelli della Gartico,
i magazzini della catena di supermercati il Gigante, una logistica di Bassiano, in Brianza.
Alimentare la lotta fra poveri, mettere gli sfruttati gli uni contro gli altri, dividere i proletari
fra nazionalità ed etnie è da sempre il modo con cui i padroni cercano di impedire che si
realizzi l’unità di classe degli sfruttati contro gli sfruttatori.
Nella crisi difendere il posto di lavoro e il salario, cercare di impedire che il proprio posto
di lavoro sia occupato dai “crumiri” di un’altra cooperativa, diventa un grave atto
d’insubordinazione, un gesto di ribellione che potrebbe essere seguito dai milioni di lavoratori
nella stessa condizione: per questo va punito con la massima violenza dalle “forze dell’ordine democratico”.
A differenza di chi si scoraggia, si avvilisce, si deprime e si toglie la vita, i lavoratori delle
cooperative Alma e Bergamasca hanno scelto l’unità di classe, la lotta contro lo sfruttamento:
un esempio pericoloso di questi tempi, e per questo sono stati puniti con lancio di lacrimogeni,
manganellate, gambe spezzate. Ma gli operai non si sono arresi, non sono fuggiti e nello scontro
con i carabinieri hanno cercato di difendersi a mani nude, con le loro braccia (che sono quelle
braccia che costruiscono la ricchezza delle nazioni, di cui si appropriano i capitalisti) e con quello
che hanno trovato, subendo decine di feriti e arresti.
A loro, a tutti i proletari che resistono e lottano contro lo sfruttamento capitalista, va la nostra
solidarietà militante e il nostro rispetto.
Il capitalismo è violenza, miseria, sfruttamento e non è riformabile.
Solo con una rivoluzione proletaria che distrugga dalle fondamenta la società capitalista -
che considera normale che degli esseri umani siano ridotti a schiavi e sacrificati sull’altare del profitto -
è possibile costruire una società di CLASSE per il COMUNISMO,
una società, in cui si produce per soddisfare i bisogni degli esseri umani e non per il profitto.
Una società in cui lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e la distruzione della natura siano messi
al bando e puniti come un crimine contro l’umanità.
GURRIGLIA URBANA CONTRO I CARABBINIERI, 30 FERITI
Rivolta di un centinaio di operai immigrati, spalleggiati da centri sociali e Cobas, contro i «crumiri»
(Newpress)
MILANO - Guerriglia urbana nelle prime ore di lunedì mattina a Basiano, nel Milanese.
Un blindato dei carabinieri semidistrutto, pullman e auto devastati, una trentina di feriti.
E' accaduto alle 7.45 davanti ai cancelli della Gartico Scarl, un polo di smistamento merci
per diversi supermercati, in via Alfieri, zona industriale. I lavoratori, circa un centinaio,
la maggior parte dei quali di origine egiziana e pachistana, sostenuti da sindacalisti di base
e qualche antagonista dei centri sociali, stavano picchettando l'ingresso del magazzino
per protestare contro il licenziamento di massa e il ridimensionamento delle retribuzioni
avvenute con l'ingresso di una nuova cooperativa al posto della precedente che li impiegava.
Basiano, gli scontri al presidio
IL PULLMAN - Intorno alle 7.40 è arrivato un pullman che trasportava una cinquantina
di «nuovi assunti» e le forze dell'ordine hanno chiesto ai lavoratori di lasciarlo passare.
Dopo aver ricevuto un netto rifiuto, una trentina di carabinieri in assetto antisommossa
ha iniziato a pressare sul cordone di operai. Tra i due schieramenti sono volati pugni,
calci e manganellate, poi gli operai hanno scatenato un fitto lancio di oggetti
(cartelli stradali, «panettoni» in cemento, biciclette, oltre a pietre e rami)
facendo arretrare i militari, gli agenti della Digos e i funzionari della Questura,
che hanno risposto con il lancio di alcuni lacrimogeni per disperdere i lavoratori.
I FERITI - Le persone trasportate in ospedale dal 118 sono 26 (tra cui diversi carabinieri),
ma sono almeno una decina i contusi che hanno preferito non ricorrere alle cure mediche.
Le persone fermate dalle forze dell'ordine sono 18: molti potrebbero venire arrestati
nelle prossime ore. Un blindato dei carabinieri è rimasto danneggiato dalle sassate.
In una nota, la Confederazione unitaria di base (Cub) ha condannato
«duramente il comportamento delle forze dell'ordine che hanno caricato operai inermi,
la cui unica responsabilità è la difesa del proprio lavoro», sottolineando che lunedì mattina
si è assistito alla «replica all'attacco dell'8 giugno scorso contro il picchetto dei lavoratori
in sciopero davanti ai magazzini del Gigante, con il medesimo obiettivo di far entrare
nell'azienda crumiri venuti dall'esterno per lavorare al posto dei lavoratori».
I PRECEDENTI - Momenti di tensione con i carabinieri si erano già verificati
nei giorni scorsi, da quando la società aveva deciso di interrompere il rapporto
di lavoro con la cooperativa che fornisce il servizio di facchinaggio.
I lavoratori avevano creato un presidio permanente di protesta per le
condizioni di lavoro, e un primo episodio di tafferugli era avvenuto venerdì scorso.
La Gartico si occupa di logistica e in particolare di trasporti di alimentari.
La cooperativa, la Alma Group di Peschiera Borromeo (Milano),
ha deciso 89 licenziamenti dichiarando l'impossibilità di ricollocare
gli esuberi in altre attività del gruppo. Gli ex dipendenti sostengono però
che il licenziamento sarebbe avvenuto proprio in un momento
di «ribellione» alle «ingiuste condizioni di lavoro» alle quali si ritenevano sottoposti.
Leila Codecasa e Redazione Milano online11 giugno 2012 | 21:26




